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Consegna dei lavori

Bilancio di un illustre...

Documenti

L'organista di Niori

 

 Concerti 

Inaugurale 2003

Ferragosto 2004

 Natale 2010

 


Bilancio di un illustre passaggio
in costiera amalfitana

di Antonio Porpora Anastasio


Nel febbraio del 1998, a Maiori, fu costituita l’Associazione “Antonio Tirabassi”. Fra gli scopi dell’Associazione: “(…) Raccogliere fondi per il restauro del monumentale organo Zeno Fedeli della Collegiata di Maiori onde restituire lo strumento alla comunità locale e nazionale nelle originarie condizioni foniche. (…) Organizzare una serie di manifestazioni culturali, concertistiche e artistiche in genere a sostegno dell’iniziativa (…)”. Dopo cinque anni, grazie alla sensibilità e alla tenacia di alcuni dei membri dell’Associazione e del parroco, in collaborazione con la Provincia di Salerno, l’Arcidiocesi Amalfi-Cava de’ Tirreni e la Conferenza Episcopale Italiana, l’obiettivo è raggiunto: l’organo è ritornato al suo splendore originario con un accuratissimo restauro conservativo, eseguito dalla Ditta Romain Legros di Sant’Ambrogio di Valpolicella durante un periodo che va dal gennaio 2002 al maggio 2003.

Credo valga la pena di segnalare che, fra gli strumenti di pregio esistenti in costiera, il monumentale organo plurifonico della Collegiata di Maiori è l’unico con una sua particolare storia, organologica ed artistica, l’unico degno di “partecipare” ad eventi concertistici di rilievo.

Sin dal marzo del 1900, il popolo di Maiori manifestò con energici accenti la volontà di avere nella Chiesa Madre un organo importante, capace di riprodurre effetti fonici straordinari. A tale scopo, la popolazione si autotassò di un centesimo sul costo della farina e del pane.

Il 14 novembre 1903 venne deliberata la costruzione del nuovo organo, affidandone l’esecuzione all’organaro Zeno Fedeli di Foligno, con il quale fu stipulato un meticoloso accordo riguardo alle caratteristiche dello strumento e ai termini di pagamento e di consegna.

Il 22 novembre 1904 il collaudo e il concerto inaugurale a cura di autentiche autorità musicali, fra cui Don Lorenzo Perosi (maestro perpetuo della Cappella Sistina), padre Ambrogio Maria Amelli (musicologo, archivista di Montecassino), Ulisse Matthey (organista titolare della Santa Casa di Loreto) e Giuseppe Cotrufo (maestro di organo al Regio Conservatorio di Musica S. Pietro a Majella di Napoli).


L’anno successivo, la nomina di Antonio Tirabassi quale Organista, Maestro di Cappella e Maestro di Coro della Collegiata, in seguito ad una pubblica prova durante la quale soggiogò l’uditorio con le sue pronte capacità musicali e strumentali. Da questo momento, il musicista si trasferisce da Amalfi a Maiori, e mantiene l’incarico fino alla fine del 1909, quando lascerà per sempre la costiera e l’Italia.

Tutto ciò, ed altro ancora, è raccontato dallo stesso Tirabassi in un paragrafo del capitolo L’organista di Niori all’interno del racconto autobiografico Vita di Musicista.
La sua partenza avvenne in modo un po’ frettoloso, sappiamo infatti che le chiavi del cancello di accesso alla cantoria furono da lui affidate senza preavviso ai preti della Collegiata e che, per quasi un anno, non fu possibile accedervi né per suonare né per completare la decorazione della balaustra.
Attualmente è in preparazione uno studio di Angelo Tajani sulla curiosa coincidenza della partenza di Antonio Tirabassi con la data dell’omicidio di Francesco Ruoppolo ad Amalfi, il 5 dicembre 1909, da parte di Giovanni Anastasio, amico del Nostro.

Uno dei pochi legami che il musicista mantenne con Amalfi, fu quello con il professore Pasquale Gambardella, un raffinato cultore di musica, autore nel 1913 dell’Inno alla Bandiera per l’inaugurazione della bandiera di combattimento della Real Nave AMALFI.

Io stesso, avendo avuto l’opportunità di riordinare la biblioteca musicale del Gambardella, ho potuto direttamente constatare il grado di competenza del professore. Nella sua ricca biblioteca infatti, vi sono copie manoscritte, appunti musicali, partiture operistiche, da camera, per organo, per harmonium e, soprattutto, per pianoforte: collezioni complete di musica italiana dell’inizio del secolo, collezioni complete di rare edizioni ottocentesche, autorevoli revisioni di classici, trascrizioni da salotto e da concerto ed altro ancora, il tutto in buono stato di conservazione.

Egli fu certamente uno dei pochissimi interlocutori del Nostro, ciò è testimoniato da una dedica presente sul frontespizio di una copia della Serenata Venere e Amore di Alessandro Scarlatti, pubblicata dal Tirabassi a Bruxelles nel 1921: “Al chiarissimo Professore P. Gambardella / all’occasione della sua graditissima visita / A. Tirabassi / 4 settembre 1923”.
Il Tirabassi fu legato da un forte rapporto di amicizia al grande Pietro Scoppetta, protagonista di uno dei più brillanti capitoli della sua autobiografia. Con il grande pittore condivise anche un certo “disagio” nei confronti della città costiera: nel mio archivio conservo infatti una preziosa cartolina del 1917 scritta dallo Scoppetta all’avv. Antonio Porpora Anastasio, amico sia del pittore che del musicista, nella quale, lamentando la sua lontananza, aggiunge: “Ora che non sei più ad Amalfi, ho quasi nessuna volontà di andarvi”.

I tre condividevano passioni e conoscenze, ed è il caso di ricordare che l’unico ritratto fotografico autografo del musicista prima della definitiva partenza dall’Italia, è dedicato ancora all’avv. Porpora Anastasio: “Ad Antonuccio e famiglia con sincero affetto / A. Tirabassi / Maiori, 26 III 1908”.
Da Maiori è stata inoltre spedita l’unica cartolina autografa ritrovata, una veduta della spiaggia con l’Hotel Torre sullo sfondo, inviata a Mrs. D.W. Clomstock, New York. Il testo, preceduto da un breve tema musicale su pentagramma, certamente un segnale d’intesa fra i due, è questo: “Salutation / Ant. Prof. Tirabassi - Organista / Maiori, 9 III 907”.

Sempre del 1907 è un arrangiamento per mandolino e pianoforte di Luca di Bianco della Romanza senza Parole op.38 n.2 di Mendelssohn, con questa dedica: “Maiori, Febbraio 1907 / Alle Distintissime e Compite Signorine Maria e Bianca Anastasio”. Queste ultime erano allieve del Tirabassi e sulla partitura vi sono correzioni e suggerimenti di sua mano.

Un altro autografo maiorese è sul frontespizio di una copia dell’opera omnia per organo di F. Mendelssohn-Bartholdy, Henry Litolff’s Verlag: “Maiori, 9 X 906 / A. Tirabassi”.

Per rendersi conto di quale fosse il rapporto fra Antonio Tirabassi e Maiori, e di quale considerazione godesse l’organo della Collegiata fra le sue conoscenze, basti leggere il frontespizio del programma del terzo dei famosi Concerts Historiques organizzati dal Tirabassi a Bruxelles: “Lundi 18 Décembre 1911 / à 8 ½ heures / IIIe Concert Historique / de Musique inédite italienne des Siècles XVI et XVII / donné par / Antonio Tirabassi / Organiste de l’Église de Major (Naples)”.

Il nome Tirabasso/Tirabassi non è originario della costiera amalfitana, viene infatti dal Molise ed in particolare da un paese distante nove chilometri da Campobasso, Oratino, famoso per le sue antiche tradizioni artistiche ed artigianali.

Ad Amalfi il nome giunge con Giacomo (1834-1895) il quale, Maestro della Banda Militare al servizio della Corte dei Borbone a Napoli, ripara ad Agerola in seguito alla caduta del Regno delle Due Sicilie. Lì prende in moglie Rosa Fiore e, dopo un disastroso equivoco “politico” che gli causa due anni di prigionia a Napoli, scende “verso il mare”.

Nei registri degli atti di nascita del Comune di Amalfi troviamo le prime tracce del suo arrivo con la nascita del figlio Crisanto, nato nel 1864 e morto dopo appena un anno.

Degli undici figli avuti dalla coppia solo tre raggiungono l’età matura: Giuseppe, vissuto fra il 1866 e il 1918, celibe, di professione legatore (nell’archivio comunale di Maiori, nel Registro dei Pagamenti dell’anno 1902, sono annotate varie spese per lavori di legatura di libri e registri da lui eseguiti); Maria Armida, vissuta fra il 1869 e il 1934; Antonio, musicista, vissuto fra il 1882 e il 1947.

I primi quattro figli nascono nei villaggi; non sappiamo però in quale dei cinque villaggi di Amalfi. L’unico indizio è rappresentato da una sottoscrizione del 1894, in cui sia Giacomo sia il figlio Giuseppe risultano fra i parrocchiani sottoscrittori di una petizione indirizzata al Ministro Guardasigilli del Regno d’Italia per la ricostruzione della Chiesa parrocchiale di Lone dopo il suo terzo crollo.

Ad Amalfi Giacomo Tirabassi svolse attività di organista, in Cattedrale e nella Chiesa dell’Addolorata, e di insegnante di scuola elementare. Non vi è traccia della Teoria Musicale pubblicata presso l’editore Giannini di Napoli, né dell’inno Il cuore a gioia schiudasi scritto in occasione dell’inaugurazione del restauro della facciata del Duomo nel 1891. Di lui ci resta una sola opera: il manoscritto autografo della Missam de Assumptione B. M. V. del 1874, conservato nell’archivio capitolare insieme a poche altre testimonianze musicali di altri autori.

Antonio entra in scena nel 1895 quando, alla morte del padre, gli subentra come organista ufficiale all’Addolorata.

Il passaggio da Amalfi a Maiori rappresentò un notevole miglioramento per la vita della famiglia, in quanto il compenso settimanale assegnato dalla Collegiata al giovane organista ammontava a più della metà di quello annuale dell’Addolorata.

La difficoltà in cui versava la famiglia era nota ma, nonostante ciò, nel settembre del 1902, il Comune di Amalfi e il Provveditore agli Studi di Salerno respinsero con vari pretesti la richiesta di sussidio presentata più di un anno prima dalla vedova Tirabassi, sola con tre figli a carico.
Amalfi può vantare l’onore di aver dato i natali ad Antonio Tirabassi.

Tuttavia, tracciando un rapido bilancio dalla sua morte ad oggi, abbiamo: un vicolo intitolato al musicista nel centro storico del paese; una lapide commemorativa nel piazzale antistante la Chiesa dell’Addolorata; i registri della Scuola Elementare Maschile di Amalfi; una ricevuta e qualche riferimento contabile nell’archivio dell’Addolorata; l’attribuzione, senza alcun riscontro, dei canti del Venerdì Santo Sento l’amaro pianto e Veder l’orrenda morte; qualche iniziativa di tipo turistico; una costituenda Scuola Civica Musicale “Antonio Tirabassi” senz’altra relazione con il musicista a parte il nome; la corale avversione nei confronti di ogni iniziativa legata alla memoria ed alla giusta valorizzazione del patrimonio artistico e spirituale lasciatoci dal Nostro.

Unici autografi amalfitani di Antonio Tirabassi sono: la parte musicale della canzone ‘O deputato nuovo, datata 15 ottobre 1904, e una ricevuta dell’Addolorata dello stesso anno. Riconducibili a quel periodo sono: qualche copia manoscritta di musica altrui, la Serenata andalusa, per violino e pianoforte, e, probabilmente, una splendida Salve Maria per voce e pianoforte, purtroppo senza firma.

Con quest’ulteriore iniziativa egregiamente condotta a termine, Maiori, vista dall’esterno, si riconferma città dalle scelte culturali serie, forse ancora poche, ma sicuramente realistiche ed essenziali.

Così come in passato, la “questione organo” è stata affrontata senza improvvisazione ed affidata a mani esperte, infatti, a parte la felice scelta per l’esecuzione del restauro, il concerto inaugurale è tenuto da uno dei più importanti organisti italiani di oggi, il maestro Luca Salvadori, artista poliedrico, il cui rispettabilissimo curriculum non permette dubbi sulla sua competenza e valentìa, uno dei rari musicisti capaci di improvvisare nei diversi stili su tema dato al momento così come i grandi organisti del passato.

Il programma del concerto è stato approntato secondo tre precisi criteri: il rispetto delle caratteristiche foniche e delle potenzialità espressive dello strumento, il repertorio di Antonio Tirabassi (Bach e Mendelssohn erano fra i suoi autori preferiti) e, perché no, il diletto dell’uditorio, con la proposta di famosissime pagine che permetteranno a tutti l’immediato riscontro delle qualità del prezioso strumento e dell’efficacia del restauro.
Oratino, giugno 2003

 

Per visite al museo della Collegiata: artis_2004@libero.it - 328 2027660 - 328 1343144